Progetto lettura: il filo di Arianna

“...All'origine dell'inquinamento c'è l'attività dell'uomo che con le industrie, il riscaldamento, le automobili e i rifiuti causa l'immissione nell'aria di gas nocivi. L’inquinamento  è un problema globale che riguarda principalmente l’Europa e gli altri paesi industrializzati, ma anche quelli emergenti e in via di sviluppo...” e così la spiegazione della professoressa sull’inquinamento ambientale proseguiva, mentre Diego viaggiava con la sua mente in spazi sconfinati. E all’ improvviso... "Diego, torna sulla terra!”, esclamò l’insegnante rimproverandolo. Diego era letteralmente balzato in aria, ma il richiamo della professoressa non era servito a ridestare l’attenzione del ragazzo, che non era certo un alunno modello. Dopo pochi minuti Diego fu richiamato di nuovo, ma l’insegnante non fece in tempo a fargli un’altra “predica” che  in quel preciso istante suonò la campanella. Diego uscì di corsa ringraziando il collaboratore scolastico di aver premuto quel maledetto bottone, che lo liberava dalla noia.

Diego era originario di Napoli, ma all’età di otto anni aveva dovuto lasciare la sua amata città con tutta la famiglia. Al padre, un affermato grafico pubblicitario, era stata assegnata una nuova sede di lavoro al Nord e non aveva potuto far altro che accettare.

Non era stato certo facile per Diego ambientarsi a Ledro, un paese in provincia di Trento situato tra le montagne e il maestoso lago di Garda.

Certo, dopo sette anni, aveva molti amici e si divertiva tra boschi e neve, ma ogni volta che gli si affacciava il panorama del lago, ripensava al suo mare, all’odore, al vento caldo che gli accarezzava il viso e  a quanto gli mancava la luce del sole che, riflessa nel mare, lo accecava. Ripensava al suo albero di via Posillipo, a quante volte appoggiato a quel tronco con le gambe incrociate e il naso all’insù, assaporava l’odore limpido del mare e si perdeva in quel nitido paesaggio tra le onde e i dolci pendii del Vesuvio, facendo tardi a scuola.

Ma un giorno i genitori gli comunicarono che sarebbero potuti ritornare a Napoli. Diego impazzì dalla gioia. Avvisò subito Francesco e Chiara, i suoi amici d’infanzia, che presto sarebbe tornato. L’accoglienza fu indimenticabile.

Erano passate due settimane da quando avevano lasciato Ledro, ma Diego non era più così entusiasta del ritorno a Napoli.

La passeggiata su via Posillipo da casa sua a scuola non era più come nei suoi ricordi, il panorama non lo costringeva più a fare tardi a scuola. Cumuli di immondizia riempivano l’aiuola del suo albero e rovinavano la vista del mare e del Vesuvio, l’odore soffocante e nauseante dei rifiuti si era sostituito all’inconfondibile odore del mare.

E una sera disse :“Mamma, Napoli non è più la stessa; quando esco sento degli odori disgustosi e le strade sono piene di rifiuti”, la mamma disse :“Lo so, ma purtroppo noi possiamo impegnarci a effettuare una raccolta differenziata, diminuire l’alto consumo dei riscaldamenti, magari ricorrere meno spesso alle automobili, ma ciò che facciamo noi  non può certo far fronte a tutto ciò che fa il resto della popolazione”. In quel preciso istante arrivò il papà che, sentendo parlare dell’argomento, disse che per risolvere un problema ognuno deve fare la sua parte, ma se nessuno fa il primo passo non si potranno mai ottenere dei risultati.

Diego la sera stessa nella sua stanza, avvolto dalle coperte, continuò a riflettere sull’argomento ponendosi delle domande su come e perché si era arrivati a tutto questo.

Poi gli tornò in mente quella lezione della professoressa di Ledro, alla quale non aveva prestato molta attenzione, e ripensò all’articolo pubblicato sul  giornale che aveva letto il giorno precedente nel quale si parlava di un giovane ragazzo morto per un tumore ai polmoni. Diego si addormentò e fece un sogno...

Si trovava appoggiato al suo albero di Napoli e vedeva tanta immondizia, tanto che l’ albero stava soffocando dal cattivo odore e non riusciva più a produrre ossigeno, Diego iniziò a sentire delle voci, sì, proprio così, era l’albero che si lamentava e stava per inchinarsi e cadere: “ Basta! Non voglio più vivere così, un tempo lontano vivevamo felici insieme, io e l’uomo, quando ci prendevamo cura l’uno dell’altro. Ora l’uomo è nostro nemico e la sua indifferenza ci sta uccidendo lentamente…” così disse e cessò di vivere. Diego cominciò a respirare affannosamente, l’aria non riempiva più i suoi polmoni e… tutto si fermò con un urlo di Diego che spaventato si svegliò.

I genitori accorsero nella camera del ragazzo che disse decisamente: ”No, non può finire così!”

Diego raccontò il sogno ai genitori piangendo e chiese aiuto per salvare la sua Posillipo.

Il giorno dopo a scuola  durante la ricreazione parlò del sogno fatto, descrisse a Francesco e Chiara e agli altri compagni la Posillipo che ricordava e quella che aveva ritrovato. Tutti ascoltarono con attenzione e Francesco disse: “Aspetta forse un’idea ce l’avrei…potremmo aiutare l’ambiente giocando!” “Ma che cosa stai dicendo, questo è un problema serio non ci si può scherzare sopra! “ “Ma no, non sto scherzando, sul serio potremmo creare dei volantini per invitare tutti gli abitanti del quartiere a ripulire Posillipo. Sono sicuro che anche le famiglie capiranno il senso del gioco e lo faranno anche loro”, ”Ma sì, è una bella idea” si affrettò ad aggiungere Chiara “Magari!”. Il progetto ”immondizia zero” prese il via.

Fondarono un gruppo su Facebook dal nome  ”immondizia zero” e il papà di Diego illustrò un volantino con il sogno fatto da Diego, le regole del gioco e il giorno e il luogo del ritrovo.

Il telefonino diventò un alleato, il modo più veloce per contattare un gran numero di persone e di amici e invitare tutti. Gli abitanti del quartiere, che all’ inizio pensavano fosse tutto inutile, vennero coinvolti dai ragazzi e decisero di partecipare in massa.

Il 15 marzo, ragazzi e adulti, armati di guanti, buste e palette scesero per le strade. Il gioco funzionava in questo modo: Posillipo era stata divisa in tante zone ognuna affidata ad un gruppo che, dopo aver ripulito il proprio spazio, doveva scattare una foto da incollare su un enorme cartellone posto sotto l’albero in cui di solito si fermava Diego ad ammirare il paesaggio. Bisognava incollare la foto al posto giusto, come un puzzle, e il cartellone completato avrebbe indicato che gli obiettivi erano stati raggiunti. La giornata passò in fretta e, senza neanche rendersene conto, avevano liberato il quartiere dall’immondizia e sul cartellone e intorno a se stesso, Diego rivide la vecchia Posillipo e le sue bellezze.

L’iniziativa ebbe molto successo, il giornale locale la riportò e, postata su Facebook, raccolse molti consensi. A catena la adottarono in molti quartieri di Napoli e fu presto all’attenzione del Sindaco della città. Dopo poche settimane molte persone avevano aiutato l’ambiente e Diego era molto felice.

Il Martedì, al rientro a scuola dopo le vacanze di Pasqua, Diego ripercorse la sua Posillipo, si appoggiò al suo albero, gambe incrociate e naso all’insù e vide spuntare tra le foglie verdi dei piccoli fiorellini. Respirò il mare a pieni polmoni e sorrise convinto che “immondizia zero” sarebbe servito a migliorare la sua città e si sentì…finalmente a casa.

Classe I Sezione A

Scuola secondaria di primo grado