Progetto lettura: il filo di Arianna

Era una tipica giornata autunnale. Un cielo piuttosto nuvoloso immalinconiva gli alberi già semispogli e grigi. Solo qualche foglia rossa resisteva sui rami delle nodose querce.

 Come al solito, Minguccio si accingeva a tornare a casa dopo la mattinata trascorsa a scuola. All’ uscita, lo aspettava  la madre per accompagnarlo subito dalla nonna, e recarsi così al lavoro. Giunsero presto a destinazione e, nel richiudere la portiera della macchina, lei non poté evitare la solita, noiosa e alquanto inutile raccomandazione:

- Mingù, ci siamo intesi, allora, dopo pranzo, prima studi e poi esci!

- Vabbono… - rispose lui tanto per accontentarla.

Quando la madre di Minguccio lavora o ha faccende da sbrigare, è la nonna che prepara da mangiare al nipote. L’attesa prima del pasto è davvero lunga, soprattutto quando i morsi della fame non danno tregua e in più non si ha un bel  nulla da fare.

Si arrovellava il ragazzo nella scelta del passatempo in attesa del pranzo.

- Che pozzo fa? - pensò il dodicenne, mentre posava lo sguardo sul bastone che serviva alla nonna per appoggiarsi e camminare .

D’ improvviso, i suoi occhi si illuminarono e mormorò compiaciuto:

- Aggio capito c’aggia fa… -. Cosa intendesse davvero lo sapeva solo lui.

 Di soppiatto si avvicinò alla parete dove la nonna aveva appoggiato il bastone. Avendo notato che lei era impegnata a cucinare, il caro ragazzo afferrò lesto la mazza e la posizionò più o meno a 100 metri da casa . Correndo in punta di piedi si avvicinò alla porta d’ingresso e iniziò a suonare ripetutamente il campanello. Immediatamente dopo si allontanò e con scatto fulmineo provò a rifugiarsi il più lontano possibile.

Trascorso un lampo di tempo, si sporse dal nascondiglio e vide la nonna che cercava il bastone dappertutto. La poverina aveva la schiena che le doleva  fortemente anche per via della non più giovanissima età, per cui si muoveva pian piano e quando avvertì forte la stanchezza, si rese conto di trovarsi solo a metà della distanza che la separava dal fedele “compagno” .

Mentre lei era ancora lontana da casa , Bernardino vi si intrufolò con aria furtiva, trovando tutto apparecchiato com’era da abitudine.

Dalla tavola si sprigionava l’odore irresistibile di  un bel piatto di cavatélli al sugo, di due polpette e contorno di patatine fritte. Lo squisito pasto fu consumato tutto e molto velocemente.

La nonna rientrò in casa e avendo ormai capito lo stupido scherzo del nipote, brandì il bastone nell’ intento di darglielo in testa; lui, agilmente, lo schivò e scappò via .

Dove fosse andato, per un po’ non lo seppe nessuno.

La nonna riferì tutto al padre e lì sì che furono dolori perché, anche se il papà di Bernardino non si arrabbiava quasi mai col figlio, un suo  manrovescio equivaleva a cento “ papàgne “ della madre.

Il papà, incredibilmente, lo mise anche in punizione per tutta la serata, affinché riflettesse sul comportamento meschino avuto nei confronti della nonna che, ogni giorno, cucina per tutta la famiglia, e in più, di domenica, anche per gli ospiti piuttosto frequenti. La notte trascorse lentamente tra mille pensieri.

Il giorno dopo, Bernardino non sapeva proprio che dire alla nonna per farle capire quanto fosse pentito per ciò che le aveva fatto. Si affacciò comunque alla porta della cucina e la vide già intenta a preparare il pranzo.

Lei lo intravide con la coda dell’occhio e gli mormorò:

- La colazione è pronta da un pezzo…

- Vabbè, grazie...

Lei gli porse la tazza. Le loro mani si sfiorarono, i loro sguardi si intrecciarono. Cominciò un nuovo giorno per entrambi.