Progetto lettura: il filo di Arianna

   La signora Villa guardava sua figlia Wilma e pensava che avrebbe dovuto essere fiera di lei ... di quella donna bellissima, brillante, laureata a pieni voti, che a ventotto anni già dirigeva un’agenzia di pubblicità, era sposata con un medico e aveva messo al mondo una graziosa bimba …                                                                                  Forse Wilma era la figlia ideale per ogni madre, ma più la signora la ascoltava proseguire quel discorso e meno si sentiva orgogliosa di lei.                                                                           

 - Non è solo per aiutare me - stava dicendo Wilma - penso che a Sarah farà bene avere una bimba in casa -.        - Ma Sarah ha già difficoltà a badare a se stessa, figurati a badare ad una bimba, che crescendo creerà problemi ad una persona che di problemi ne ha già tanti!

 -Già, perché Serena, la bimba di Wilma e di Giulio, era sordomuta e Sarah, la sorella di Wilma, era relegata su una sedie a rotelle.                                                                            

 Sarah era ancora giovane e bella, ma aveva una vita rovinata per uno stupido incidente stradale: il tamponamento di un camion le aveva distrutto la spina dorsale, relegandola su una sedia a rotelle.    

  E che dire di Giulio, il brillante medico, fidanzato di Sarah, che però, aveva finito con lo scegliere Wilma. E Wilma ce l’aveva con lui perché  non le aveva detto di aver avuto già casi simili in famiglia.                                                                                                        

Le due donne si recarono nella camera di Sarah e le comunicarono la decisione di tenere lì in casa con loro Serena, perché Wilma non si fidava delle baby-sitter.-  Allora, che ne pensi? – insistette la mamma -  Per me va bene- rispose Sarah.  

Serena si trasferì in casa della nonna e della zia e Wilma cercava ormai di dimenticarsi di lei e si dedicava tutta al proprio lavoro.  

E venne il giorno in cui Serena fu portata all’Istituto Nazionale per l’educazione dei non udenti. La accompagnarono Giulio, Sarah e la nonna. Wilma  non volle andarci. Serena era una bimba molto intelligente, apprendeva tutto e subito. In più manifestava una dote particolare per il disegno. 

  A cinque anni Serena leggeva le labbra,  riconosceva le immagini e ne pronunciava il nome.

  E disegnava. Ad ogni visita Giulio guardava sbalordito i disegni che la direttrice gli mostrava e sempre più prendeva forma in lui un desiderio: mandare sua figlia nel migliore istituto per non udenti. Non aveva dubbi: i soldi in casa non erano mai mancati e la moglie, sebbene non sentisse la mancanza della figlia, era sicuro, sarebbe stata orgogliosa del suo talento.    

  Di fronte ai disegni di Serena, Wilma andò in estasi.- Questo significa che nostra figlia può diventare qualcuno, nonostante tutto! - esclamò. - Che strano - disse Giulio - prima parlavi di lei come se fosse solo mia figlia. Adesso è "nostra figlia’’- Quindici anni dopo Serena era diplomata a pieni voti.                                      

 Suo padre andò a prenderla, lasciando Wilma a preparare la stanza per la figlia. Al padre Serena chiese solo della zia e della nonna e quando seppe che la zia Sarah era rimasta da sola e veniva assistita da un’estranea dopo la morte della nonna, decise di andare ad abitare con lei.   Due anni dopo Serena organizzò la sua prima mostra di quadri e Wilma, dopo aver letto le recensioni entusiastiche, non resistette alla curiosità di andare a visitare la mostra.  

  Quei quadri parlavano alla sua anima: sua figlia era un talento. Poi vide l’autoritratto dell’artista e restò a bocca aperta: era identica a lei. -Voglio quel quadro - disse Wilma. La curatrice della mostra le disse che non era in vendita.  Dopo le reiterate insistenze della donna le chiese:- Ma lei chi è? - Sono la madre dell’artista.  Ora capisce perché voglio quel quadro? -Sì capisco, ma non posso farci niente. Se la pittrice è sua figlia se ne faccia fare un altro! -      

 E nessuno badò alla visitatrice che piangeva in silenzio davanti all’autoritratto dell’artista.

 

Classe III  sezione A

Scuola Secondaria di primo grado

 

GIULIO

 

 Spin-off realizzato dagli alunni del Liceo Scientifico di Morcone

in collaborazione con la classe III A

  

Camici bianchi. Pareti impregnate dell’odore di disinfettante, bianche. La mia anima sembra essere l’unica realtà nera in quest’ospedale, in questo giorno di calma piatta. “Doc, codice rosso in arrivo!!” Come non detto. All’improvviso una barella, infermieri, urla, lacrime e… sangue.

“Ha avuto un grave incidente, probabilmente una frattura multipla dorsale’’ mi comunica Chloe, la mia infermiera più fidata.

Mi basta solo sentire queste parole per ricordare quell’evento. Venti anni fa, in un giorno altrettanto fermo, si verificò ciò che ha reso così nera la mia anima. Due fari bianchi mi vennero incontro. Poi un’esplosione. Al volante della macchina c’ero io, accanto a me una ragazza,schiacciata dal metallo. La conoscevo bene. Scappai. Scappai dall’incidente, anni dopo scappai addirittura dal mio Paese.Come sempre, scappo dalle mie responsabilità.

“È pronto per l’operazione? Doc, doc?’’

Panico, smarrimento, grigio totale. Non posso far altro che fuggire anche stavolta. Chiuso nella toilette dell’ospedale, circondato da piastrelle spaventosamente bianche e uguali, un solo pensiero riesce a farsi spazio tra la matassa informe di preoccupazioni: giallo lampeggiante,appare un numero telefonico. Lo conosco troppo bene, tante le volte che l’ho composto, ma mai avuto il coraggio di schiacciare il verde. Stavolta, però, una forza sciocca ma incontrollabile prende il sopravvento. Squilla.

“Pronto?”

Basta una sola, semplice parola a farmi pentire improvvisamente del mio gesto avventato.

Nonostante ciò, decido di proseguire.

‘’Sono Giulio, ti prego non interrompermi.” Inspiro profondamente. “Vent’anni, vent’anni che desidero liberarmi da questo peso e giuro che stavolta lo farò. Sono stato io: chi guidava quell’auto fatale, chi non ha avuto la prontezza di frenare e il buon senso di soccorrere tua sorella Sarah ero proprio io. E tu, illusa dalle mie non verità, sei rimasta all’oscuro di tutto;

proprio tu, alla quale avevo giurato sincerità eterna, Wilma…”

 “Ma io…”

“No! No, non interrompermi, ti prego. Ti ho sposata, Wilma, sperando di trovare in te tutti gli aspetti di Sarah per i quali avevo completamente perso la testa, ma che, a causa mia, erano ormai perduti, paralizzati insieme a lei.  Con l’arrivo di Serena, gioia più grande della mia vita, mi ero illuso di poter finalmente uscire da quel tunnel infinito di angosce, ma nemmeno la sua

forza, la sua intelligenza e l’orgoglio che provavo per lei furono sufficienti. E così, eccomi qua, chirurgo affermato, apprezzato in tutti gli Stati Uniti, ma con una voragine nel cuore che nessun collega potrà mai risanare. Meritavi di conoscere la verità e spero tu possa perdonarmi per la codardia, per il ritardo e per tutto il dolore che ho causato alle donne della mia vita,

altrimenti, capirò. E…”

“Mi scusi, ma lei chi è?”

“Ma… Wilma…?”

“Io sono Giovanna e  non so a chi Lei si riferisca. Mi dispiace .”

 Il telefono mi cade dalle mani.