Progetto lettura: il filo di Arianna

- Centro antiviolenza donne, buongiorno -….
- Con chi ho il piacere di parlare? - insistette l’operatrice dall’altro capo del telefono, con voce confortevole e rassicurante.
Non ottenne risposta.
Quei secondi di silenzio sembrarono infiniti: Laura non riusciva a pronunciare neppure il suo nome. Interrompere la comunicazione, oppure proseguire e denunciare il suo profondo e angosciante malessere?
Numerosi pensieri brulicavano nella sua mente offuscandone la lucidità. Era terrorizzata dalle conseguenze che avrebbe avuto una semplice conversazione, e  indugiò a lungo, prima di mettere giù la cornetta.                                                 Laura era una giovane dottoressa in medicina, la cui bellezza, un tempo dolce e seducente, andava via via sfiorendo. Ora il suo viso, cupo e malinconico, rimarcava i segni della sofferenza e gli occhi, neri e luminosi, diventavano sempre più vuoti e inanimati. Era confusa e sconcertata , dal suo cuore erano improvvisamente scomparse la gioia di vivere e la speranza nel futuro.                                                                                                                                          Il suono insistente e frenetico del campanello scosse Laura dal tumulto dei suoi pensieri. Dalla voce  intuì che la causa del suo tormento era tornata e, nonostante la triste situazione che stava vivendo, si sforzò di accogliere suo marito cordialmente, fingendo di aver dimenticato.

- Marco! - esclamò con  tono conciliante - com’ è andato il viaggio, ti sei...? -
Alle sue parole  Marco rispose col  solito accento freddo e denigratorio.Col tempo, le umiliazioni e le offese diventavano sempre più pesanti, il linguaggio  più violento. Per questo, la notte Laura era continuamente tormentata dagli incubi e dai pensieri. Rievocava,  con nostalgia, il giorno del suo matrimonio con Marco avvenuto qualche anno prima, quando lei aveva da poco aperto gli occhi alle gioie della vita e lui era un giovane imprenditore. Era felice in quella bellissima giornata d’estate quando aveva finalmente coronato il suo sogno d’amore e sperava di continuare ad essere felice, nella casetta di periferia a Osimo, dove con Marco avevano scelto di vivere immersi nel verde della campagna marchigiana. Ma non fu così. La serenità del loro matrimonio era stata compromessa da un terribile incidente avvenuto in un’umida giornata autunnale; un incidente di cui Marco si riteneva responsabile, un incidente che lo aveva gettato in uno stato di avvilimento da cui , dopo  mesi, non riusciva a liberarsi . Era diventato un altro,  scontroso, irascibile, insofferente, spesso violento. Non controllava più il suo istinto irruente. Laura, sensibile e premurosa, aveva sempre aiutato il marito a superare le sue difficoltà, fino al momento in cui questi aveva cominciato a sfogare la sua angoscia su di lei, rendendola più vulnerabile e prigioniera del suo amore. La situazione diventava sempre più insostenibile: ogni pretesto era buono per litigare e dalle ingiurie e aggressioni verbali si passò a quelle fisiche.

Laura trascorreva,ormai, sempre più tempo a casa della madre, a cui cercava di confidare  la sua condizione. Per le mamme, si sa, a volte le parole sono superflue, capiscono sempre quello che capita ai  figli, anche quando si chiudono nei loro silenzi.  Bastò l’amore materno per far capire ad Anna che la figlia subiva violenze e maltrattamenti.
L’inverno era ormai alle porte, ma la sensazione di gelo che Laura avvertiva nel suo cuore era più forte del freddo polare. Gli eventi precipitarono quando, una sera, soffermandosi nello studio per prendere dei libri,  Laura scorse una lettera, abilmente nascosta. Era una di quelle lettere importanti, riservate. Lesse con sorpresa il destinatario: Laura Bianchi; il bollo di provenienza: Venezia. L’aprì. Non sapeva se gioire per l’opportunità di lavoro che le era stata offerta o adirarsi per il fatto che Marco, premeditatamente, gliel’aveva nascosta. Indignata affrontò coraggiosamente il marito, chiedendogli spiegazioni:
-E’ la grande opportunità lavorativa in cui speravo! - tuonò Laura agitandogli sdegnosamente la lettera sotto gli occhi, - Perché mi hai ingannata?-
Smascherato nel suo vile proposito di negare alla moglie l’opportunità di successo nel lavoro, che avrebbe ferito ancora di più il suo orgoglio di uomo, Marco l’aggredì con atti e parole  violenti. Laura si sentì tradita , avvilita, sottovalutata; ai suoi occhi, Marco appariva sempre meno affidabile. Fu proprio in una di quelle notte insonni, in cui non smetteva di fissare il soffitto con occhi spalancati, che l’idea di fuggire via, lontano, cominciò a prendere forma nella sua mente.
Più volte pensò alla fuga, ripetendo tra sé: - Tutti hanno il diritto di vivere dignitosamente la propria vita. Devo farlo, per me e per tutte le donne che, come me, subiscono maltrattamenti a causa di esseri squallidi. Quegli uomini che per anni nel passato, hanno sottomesso la donna, rendendola schiava, reputandola incapace di partecipare alla vita attiva, sono talmente deboli e spregevoli che  non sanno far altro che usare la violenza sulle donne, continuando a pretendere obbedienza e sottomissione.- Non aveva mai dato molta importanza alle  frequenti e tristi notizie, lette sui quotidiani,di  donne strappate con violenza alle loro vite, donne che  non avevano avuto il coraggio di denunciare il clima di brutalità in cui erano costrette a vivere. D’altronde,  è difficile prestare particolare interesse alle cose, se non accadono vicino alla realtà in cui si vive, alle persone che si conoscono.
Ora era turbata e assillata da quelle pagine di giornale.

-Il treno per Venezia-Santa Lucia  è in partenza dal II binario - annunciò lo speaker invitando i passeggeri ad affrettarsi.
Laura aveva fatto la sua scelta , aveva avuto la forza di reagire. Salì sul treno, sistemò le valigie e prese posto vicino al finestrino. Allontanarsi da quell’uomo, prima che fosse troppo tardi, era il suo desiderio più grande. 
Il treno partì lentamente e uscì dalla stazione.
Era primavera e i paesaggi incantevoli, il mare dal colore azzurro limpido, i raggi caldi del sole che accarezzavano il suo volto, illuminandone lo sguardo,rallegrarono la giovane donna. Bastava poco per farle provare un senso di leggero benessere.
-Ho paura - pensava tra sé - Ho paura del mondo esterno, della gente, dei rapporti relazionali; non trovo più la forza di sorridere, vorrei e non ci riesco; ma non posso permettere a nessuno  di negare il mio diritto alla vita.-
Nonostante la paura di soffrire nuovamente, l’essere motivata e determinata era il primo passo per ricominciare a vivere.
Laura volse lo sguardo fuori dal finestrino e continuò ad ammirare il paesaggio primaverile.

Classe III Sez. B

Scuola Secondaria di primo grado

 

“Un triste epilogo”

Spin-off realizzato dagli alunni del Liceo Scientifico di Morcone

in collaborazione con la classe III B


 Il rumore dei tergicristalli non riusciva a coprire il suono delle risate dei due amici, si conoscevano da una vita, erano come fratelli. Il matrimonio di Fabrizio era alle porte e Marco aveva pensato di organizzargli un addio al celibato. La festa era stata un successo e Marco si sentiva fiero di aver reso al suo migliore amico un’ ultima serata indimenticabile prima del matrimonio.   
Dopo quella fantastica serata, quando era ora di ritornare a casa, la vista di Marco era annebbiata dall’alcol e dalla pioggia battente ma, al momento di decidere chi avrebbe dovuto sedere al posto di guida, la scelta ricadde su Marco che, tra i due, sembrava  il più lucido e sicuro. Con le mani sul volante Marco sfidava la velocità del vento e Fabrizio, al suo fianco, gridava in estasi, fino a coprire il volume dello stereo, già troppo alto. Destino volle che proprio in quel momento, un cervo raggiungesse il lato opposto della strada. Marco continuava a ridere, a guidare, a parlare, senza accorgersi dell’ostacolo che avrebbe potuto portare via con sé le loro vite. Destino volle che i due superassero il pericolo, lasciandoli dapprima tramortiti e poi suscitando una nuova e trascinante ondata di ilarità. Si sentivano i padroni della strada, del mondo, in grado di valicare qualsiasi ostacolo che il destino gli ponesse davanti. Ma il destino non fu clemente. L’auto proseguiva troppo veloce per oltrepassare anche il più piccolo ostacolo, per di più la strada era bagnata;  slittare era facile, troppo facile.

 E ciò accadde. Il veicolo proseguiva autonomo slittando sul lato e avvicinandosi così sempre di più all’ostacolo finale, il più grande. Quell’imponente muro di cemento iniziò a sgretolarsi, ma nemmeno questo bastò affinché l’auto si fermasse. Il silenzio di quelle strade abbandonate era rotto dal sibilare delle ruote sull’asfalto che giravano su se stesse senza trovare una fine. Lunghi giri, lunghi attimi. Il tempo sembrava essersi dilatato, l’atmosfera era irreale. E poi lo schianto.

Marco aprì gli occhi, le pareti bianche gli ferivano la vista. Spostò lo sguardo dal soffitto alla figura che gli era accanto. Laura. Si sentì confortato dalla sua presenza,  i suoi pensieri erano ingarbugliati e sperava che lei potesse aiutarlo a districarli. In un attimo fu tutto chiaro, tutto ritornò alla mente, più vivo che mai.          
<<Fabrizio?>> chiese con voce roca.   
Laura scosse la testa. Fabrizio non c’era più.

Cerulo Lucia
Rinaldi Silvia
Romano Alessandra
Testa Alexia
Perugini Kimberly
Calandrella Alessia