Progetto lettura: il filo di Arianna

   Il bosco è un ambiente a lui noto poichè da piccolo ci si recava spesso con la sua famiglia a raccogliere la legna.

   Lo conosce come le sue tasche, sa di ogni sentiero e di ogni dirupo, prova immenso piacere e tanta nostalgia nel ripercorrere i luoghi dove ha giocato e nel vedere la piccola grotta dove si nascondeva per farsi ritrovare dalla mamma.

   Il suo nome è Gaspare, vive in una baracca  a metà strada tra il bosco e il paese e spesso, per trascorrere il tempo, si reca nell'uno o nell'altro luogo.

   Nessuno conosce la sua età, nessuno si preoccupa di come vive; lui è  lì da sempre a scrutare il cielo per vedere se domani pioverà o uscirà il sole, ma poco importa, perchè indosserà sempre il suo cappotto verde militare.

   Apparentemente sembra un uomo brusco e scontroso ma, in realtà, è dolce, tranquillo e sensibile, purtroppo della sua sensibilità non ha che farsene poichè nessuno lo degna di uno sguardo o di un gesto amichevole.

   Gaspare, infatti, viene considerato da tutti un vagabondo, un poveraccio che non ha "nè arte nè parte", un "pover'uomo" che non fa male a nessuno, ma che deve essere tenuto a distanza perchè sporco e malandato.

   Quella mattina di primavera decide di andare nel bosco per raccogliere i funghi e qualche erba commestibile (lui le conosce tutte); nel suo cammino si aiuta con un bastone per sostenersi e per spaventare  vipere ed altri serpenti.

   Lentamente si addentra nel bosco: querce e faggi altissimi gli fanno ombra ed offrono riparo ai numerosi animali che lo abitano.

   Intorno a lui c'è pace e tranquillità, si sente solo la voce della natura: il canto degli uccelli, qualche  folata di vento leggero e il rumore dei suoi pesanti scarponi trascinati sul sentiero.

   Giunto nel folto del bosco all'improvviso la tranquillità viene interrotta da uno strano lamento.

   - Cosa mai sarà? - si chiede Gaspare - Sembrerebbe un animale, ma non ho mai sentito un verso simile! -

   Avanza lentamente, poi si ferma per cercare di capire da dove proviene quel lamento che diventa sempre più forte e vicino; si dirige verso un cespuglio e... proprio lì, a pochi passi, scopre la sorpresa: è un cerbiatto finito in una trappola messa dai bracconieri, ben nascosta tra l'erba e il fogliame.

   Il bramito del piccolo risuona alto in tutto il bosco. E' un lamento di dolore!

   L'uomo si avvicina all'animale che, impaurito, tenta di scappare facendo stringere ancora di più la trappola intorno alla sua zampa.

   Il piccolo cervo ha gli occhi smarriti, è confuso e ferito.

  Gaspare lo accarezza per tranquillizzarlo e, aiutandosi con il bastone, fa presa sulla molla per liberarlo dalla morsa.

   - Vai corri! Torna da tua madre e dal tuo branco! - lo incita.

   Il cerbiatto prova ad alzarsi ma fa fatica poichè non riesce a camminare.

   L'uomo capisce che deve ancora aiutarlo e così strappa un lembo della sua camicia e ne ricava una strisciolina, poi prende un ramoscello, ne fa uno stecchetto e gli immobilizza la zampa in modo che può appoggiarla a terra .

   L'animale guarda Gaspare con dolcezza, quasi a ringraziarlo, gli lecca la mano e si allontana zoppicando.

   Gaspare appare soddisfatto ma dopo un po' si preoccupa: - Dannati bracconieri! - impreca - Avete riempito il bosco di trappole, trasformando questo luogo di pace in un inferno, lo avete reso insicuro per tutti gli animali, solo per egoismo e per arricchirvi! 

   - Ma ora vi faccio vedere di cosa sono capace! -

   Riprende il suo bastone e si avvia alla ricerca di altre trappole da disinnescare.

   E' ben attento a scovarle tutte, o almeno spera; è tardi quando fa ritorno alla sua baracca, stanco e soddisfatto per l'opera compiuta quel giorno, ma ben sa che non finirà così.

 classe V  sezione A

Morcone capoluogo