Progetto lettura: il filo di Arianna

  Gaspare apre gli occhi, è l’alba e tutto intorno è silenzio. In lontananza si sente il sussurro del mare e l’aria tranquilla promette una nuova, meravigliosa, calda giornata estiva. Gaspare ha voglia di alzarsi e di guardare il mare, prima che questo venga invaso dai turisti.

  Così, muovendosi lentamente, scivola dal letto senza svegliare il suo generoso amico che continua un sonno profondo e un po’ rumoroso. Sistema i suoi enormi scarponi accanto al letto e ripiega sul cuscino, vicino al tascapane, la sua “seconda pelle”. Esce dal bungalow senza fare rumore, si avvia verso la riva e resta lì , incantato, ad osservare la bellezza di un’alba al mare.

  “Il mare! Quanto è grande il mare!” pensa Gaspare “Limpido e calmo, un gigante addormentato che sospira lieve”.

  Ha un colore che non è ancora azzurro, sembra un tutt’uno con il cielo, se non fosse per quella palla rossa che sta sorgendo. Solo all’orizzonte si vede qualche striatura bianca: la scia dei motori delle barche dei pescatori che ritornano in porto cariche, immagina, di pesci luccicanti raccolti in grandi reti.

  Guarda a lungo quello spettacolo della natura, poi arrotola fino alle ginocchia i pantaloni, si avvicina al bagnasciuga e decide di fare qualche passo in acqua.

  La sabbia sotto i piedi è instabile, sembra che voglia risucchiarlo. E’ una sensazione nuova e piacevole che lo spinge ad andare avanti, quando all’improvviso sente qualcosa di duro. Si ferma, affonda la mano nella sabbia e pesca una conchiglia. E’ gialla con delle striature bianche e marroni, ruvida sopra, liscia sotto. Gaspare, con la gioia di un bambino che ha trovato un tesoro, la ripone con cura nel taschino, poi chiude gli occhi, annusa forte l’aria e si lascia cullare dal lento movimento del mare.

  Non si accorge che alle sue spalle lo osserva il suo amico bagnino, intenerito da quel comportamento un po’ infantile di un uomo che conserva ancora la capacità di stupirsi delle cose semplici.

  Ha con sé due cappuccini e due cornetti appena sfornati. “Buongiorno Gaspare, dormito bene?” Arrossendo, Gaspare si volta e, seduti uno accanto all’altro, i due consumano la colazione.

  Gaspare, che durante la sua vita ha imparato a dire grazie per ciò che riceve, decide di dare una mano a sistemare il lido. Apre gli ombrelloni, le sdraio e i lettini, ripulisce le passerelle, raccoglie qualche cartaccia, sistema gli spogliatoi, sostituisce i sacchetti della spazzatura… tutto in ordine per accogliere i bagnanti.

  Dopo un po’, uno alla volta, arrivano in spiaggia i ragazzi del giorno precedente, lo riconoscono ed entusiasti gli vanno incontro. “Ciao Gaspare, che bello rivederti! Pensavamo che fossi già a casa. Giochiamo ancora a pallone?” E quasi trascinandolo, lo conducono lì dove era stato delimitato il campetto di calcio.

  E’ una porzione di spiaggia libera, dove hanno piantato i loro ombrelloni, stesi i loro teli, gonfiati i loro braccioli alcuni bambini che in quel momento indossano tutti una maglietta rossa con la scritta “Casa del sorriso”. Sono i bambini di una casa famiglia, che accompagnati da alcuni animatori, trascorrono una giornata al mare.

  I ragazzi che sono con Gaspare cominciano a lamentarsi, dicono che quei bambini non possono stare lì, che loro sono più grandi e che quello era il loro campetto. Gaspare interrompe le loro lamentele, spiega che non si deve pretendere che vadano via e aggiunge: “Questi bambini hanno il diritto di giocare e divertirsi come voi. E’ bello stare insieme agli altri e condividere ciò che si ha!”

   Allora i ragazzi con un po’ di imbarazzo per quelle parole, si avvicinano al gruppo di bambini, sono tanti e una partita di pallone lascerebbe qualcuno fuori dal gioco. Ma Gaspare, che sa cosa voglia dire essere escluso, esclama: “Un bel castello, costruiamo un bel castello!”. Allora i bambini, armati di palette e secchielli, si mettono all’opera.

  È una vera squadra! Ognuno ha il suo compito che porta a termine con impegno: i più piccoli sono aiutati dai più grandi e quelli più grandi fanno tesoro dei consigli del loro buon amico. Solo una bambina, più volte invitata a partecipare al gioco, se ne sta all’ombra a colorare. Il lavoro va avanti per ore e, tra secchielli d’acqua e palle di sabbia, si cercano conchiglie per abbellire, si scavano fossati, si alzano torri con pennacchi di piume di gabbiano. Ci si ferma solo per gustare un bel ghiacciolo e quando il castello è completo, la bimba, rimasta in disparte, arriva con la scritta “Castello dell’amicizia”. Non c’è bisogno di parole, stare insieme ed aiutarsi è stato bello e divertente.

  Gaspare, però, deve affrettarsi o perderà di nuovo il pullman. Così indossa i suoi scarponi, rimette il suo cappotto, riprende il suo tascapane e, dopo aver abbracciato il suo amico bagnino che gli lascia scivolare alcuni spiccioli nella tasca, risale sul pullman, appoggia la testa al vetro e si addormenta contento, stringendo tra le mani la sua conchiglia.

                                                                                            Classi III-IV-V

                                                                                    Santa Croce del Sannio