Progetto lettura: il filo di Arianna

    Sono ormai lontane le calde e tiepide notti d’estate così come le giornate lunghe e assolate; nell’aria non si sentono più i canti allegri del grillo e della cicala, né la lucciola illumina il buio dei sentieri di campagna. Le chiome degli alberi si stanno rivestendo di mille colori: le verdi foglie si sono dipinte di giallo, rosso, arancio e sono sempre più fragili sui loro rami; al primo soffio di vento voleranno via come farfalle per formare a terra un morbido tappeto.

    Le strade non sono più affollate di turisti abbronzati e chiassosi: tutti sono tornati al lavoro quotidiano con il viso un po’ grigio come la nebbia che al mattino avvolge con il suo manto il paesaggio circostante.

    Sono questi i pensieri che affollano la mente di Gaspare, mentre vaga per le strade del paese, costretto ad un brusco risveglio dall’aria fredda e pungente del mattino; pensa che d’ora in poi avrà bisogno di una calda coperta di lana per scaldarsi, il suo vecchio e ampio cappotto militare non basterà più.

    Vorrebbe sapere con precisione quanti giorni sono trascorsi da quella scatenata partita di calcio, giocata con i ragazzi sulla spiaggia infuocata,mentre il mare riposava come un gigante addormentato. Purtroppo, però,  l’unico calendario che ha a disposizione è il mondo intorno a lui. Le brume mattutine, l’odore del mosto nei tini, il profumo delle caldarroste per le strade fanno capire che oramai è autunno. Gli zainetti e i grembiuli nelle vetrine dei negozi annunciano la riapertura delle scuole.

    - Come passa velocemente il tempo!- pensa il vagabondo- Volano le stagioni e con loro gli anni. Ricordo quand’ero bambino e non volevo tornare a scuola dopo le vacanze… In un attimo mi sono ritrovato ragazzo e avevo voglia di crescere in fretta.-

    Mentre Gaspare cammina senza meta, una scena curiosa attira la sua attenzione: da un vicolo spunta un ragazzo e distrattamente getta il suo zaino tutto scarabocchiato su una panchina. Potrebbe avere diciassette o diciotto anni, è vestito con jeans strappati al ginocchio e a vita bassa; porta un cappellino girato all’indietro, scarpe da ginnastica coloratissime e slacciate; ascolta musica con le cuffiette. Si siede e tira fuori dalla tasca un telefonino, iniziando a muovere velocemente le sue dita sulla tastiera. 

    Gaspare lo guarda da lontano e pensa che è molto diverso da com’era lui alla sua età, gli sembra di non avere nulla in comune con lui. Non capisce perché sia vestito così: ai suoi tempi solo i ragazzi poveri avevano abiti penzolanti e strappati o le scarpe slacciate e a scuola si andava con una cartella pulita! Lui prima di entrare a scuola giocava in strada con i suoi amici, non si fermava su una panchina da solo con le orecchie tappate; per parlare con qualcuno doveva incontrarlo di persona.

    Gaspare vorrebbe avvicinarsi al ragazzo, fargli qualche domanda  e avere delle spiegazioni; sta per uscire dal suo angolo quando un arrivo improvviso lo blocca.

    Un ragazzo e una ragazza si avvicinano alla panchina; anche loro sono vestiti in modo strano, hanno le cuffiette e il cellulare. Appena li vede, il ragazzo seduto si solleva di scatto e alza la mano. Gaspare si spaventa, pensa che voglia dare uno schiaffo all’altro, invece saluta l’amico “dandogli il cinque”; la ragazza, dopo aver fatto scoppiare con la mano il “pallone” di chewing-um rosa gli schiocca un bacio sulla guancia. – Donne moderne!- pensa Gaspare –Il mondo è davvero cambiato...-

    I ragazzi parlano della festa a sorpresa che hanno organizzato per il compleanno del loro amico Alì, arrivato da poco dalla Libia. La ragazza aggiunge: - Alì ha proprio bisogno di farsi dei nuovi amici, a scuola è spesso da solo. Lo vedono diverso da noi, eppure è così simpatico! Sa persino ballare l’hip hop! -

    Gaspare ha cambiato opinione, ora è conquistato da quei ragazzi; non li vede più tanto diversi da come era lui. Anche loro vogliono divertirsi e cambiare il mondo; vorrebbe incontrarli e parlare con loro della sua gioventù. Si muove per avvicinarsi, ma loro si incamminano e non lo vedono.

    Il vagabondo non può far altro che seguirli verso la scuola, magari lì potrà ancora scoprirsi giovane come loro.

 

                                                                                    Classe III A

                                                                              Morcone Capoluogo