Progetto lettura: il filo di Arianna

   Disteso sul giaciglio fatto di felci fresche appena raccolte nel bosco, con il cappotto verde militare compagno di vita, che neanche di notte si toglie, il buon Gaspare, dalla finestrella dell'umile baracca dove abita, guarda felice il cielo sereno costellato di stelle luminose.

   Il silenzio dell'oscurità, che ha come sottofondo il rumore delle acque del torrente poco più a valle, viene di tanto in tanto interrotto dal fruscio della folta vegetazione attraversata dagli animaletti del bosco.

Domani ha in mente di andare al torrente a pescare qualche pesciolino per il povero pasto quotidiano.

   Gaspare non possiede nulla, ha solo tanta voglia di vivere, tanta voglia di camminare tra i sentieri del suo bosco e respirare il forte profumo della terra umida del sottobosco, l'odore delicato delle violette e quello delle primule appena sbocciate.

   Sta per sorgere il sole. Gaspare ha appena chiuso gli occhi per addormentarsi e già si risveglia con il dolce canto degli uccelli e con la brezza leggera del mattino. - Sembra un Paradiso - si ripete Gaspare. Con grande forza trattiene le lacrime pensando alla sua solitudine.

   Si avvia lungo le sponde del torrente, procedendo adagio, passo dopo passo, presso un laghetto che frequenta fin dall'infanzia, dove l'acqua scorre lentamente lungo un breve tratto pianeggiante all'ombra di grandi alberi.

   Mentre ricorda quando da bambino, in compagnia dei genitori, si tuffava nel torrente per inseguire girini e rane, Gaspare viene attratto da un enorme frigorifero arrugginito che rovina quel bellissimo corso d'acqua.

   Osservando più attentamente scopre altri rifiuti abbandonati sulla riva del torrente.

   Non crede ai suoi occhi. Come può essere arrivato proprio lì quel blocco di ferro contenente gas velenoso? Non riesce proprio a capirlo.

   Guarda su, verso il cielo - E' dall'alto che è piovuto quel mostruoso frigorifero? E da dove proviene quell'ammasso di spazzatura? - si chiede Gaspare - Non certo dal cielo, ma da qualcuno che ha voluto liberarsi di quelle cose in quel modo incivile.

   Esplode la rabbia negli occhi di Gaspare, che prende a calci e pugni quel grande blocco ferroso e comincia a piangere disperatamente.

   E' impossibile, pensa, tirar fuori quel rifiuto così grande e pesante da solo. Ha bisogno di aiuto. Non gli resta altro da fare che recarsi in paese a chiedere soccorso.

   Ma il povero Gaspare dimentica che per la gente lui è solo un "vagabondo che deve essere tenuto a distanza perché sporco e malandato".

   Nessuno lo ascolta, infatti.

   In tanti lo prendono in giro.

   Riprende la strada del ritorno affranto e senza speranza. Se nessuno fa niente, quel frigorifero resterà per sempre ad inquinare le limpide acque del torrente dove vivono tanti pesci.

   Prima di entrare nel bosco triste e malinconico, Gaspare incontra il buon Mingo, il contadino dai capelli bianchi e un occhio di vetro, che egli conosce praticamente da quando sono nati, avendo la stessa età. E' lui l'ultima speranza, l'unico che può aiutarlo, perché suo amico ed ha un animo sensibile.

   Mingo possiede un vecchio trattore, che ha una carrucola meccanica con un lungo cavo d'acciaio.

   Dopo qualche ora di intenso lavoro, Gaspare, con il suo cappotto verde militare bagnato di sudore, tira su un lungo sospiro di sollievo quando il trattore di Mingo, carico di rifiuti e con il frigorifero sul carrello, parte spedito verso la discarica.

   Il sole volge al tramonto. Gaspare, eterna sentinella del bosco, con dentro ancora un pizzico di rabbia per quello che è successo, fa ritorno alla sua baracca dove disteso sul suo povero letto, può osservare le stelle lucenti in attesa dell'alba di un nuovo giorno.

Classe III, IV e V

Cuffiano