Progetto lettura: il filo di Arianna

   Gaspare per raggiungere la scuola percorre un lungo viale alberato, il crepitìo delle foglie secche che accompagna i suoi passi lo fanno riflettere sui cambiamenti della natura in autunno.

   Pensa che è sì un paesaggio brullo, ma è comunque incantevole, un tripudio di colori dato dalle foglie gialle, arancioni, rosse, che donano all’ambiente qualcosa di spettacolare.

   Nota anche che passano molte macchine con a bordo genitori premurosi, che accompagnano bambini ancora sonnolenti all’ingresso della scuola e ricorda, di quando piccolo come loro, a scuola ci andava da solo e a piedi, attraversando il bosco.

   Vede anche tanti ragazzi che camminano a testa bassa, con gli occhi fissi sul cellulare, senza scambiarsi né un saluto, né una parola tra loro.

  A tal proposito, ricorda le corse che faceva per incontrare i compagni e continuare quell’interminabile partita di pallone, prima dell’inizio della lezione.

   Non era importante chi vinceva e chi perdeva, ma era la gioia di stare insieme per condividere quegli indimenticabili momenti, a volte anche dolorosi, a causa di qualche pallonata in volto o di qualche ginocchio sbucciato.

   -Sembra ieri, ma quanti anni sono passati!-pensa tra sé Gaspare.

   Gli nasce dentro, perciò, un grande desiderio di incontrare qualcuno che apparteneva a quel gruppo, per tornare indietro al tempo della spensieratezza e della felicità.

   Il buon Gaspare, immerso nei suoi pensieri, continua il cammino e arriva nelle vicinanze della scuola, quando è attratto da un pianto lamentoso.

   Si guarda intorno per capire da dove proviene e vede tre sbarbatelli che fanno cerchio intorno ad un ragazzo esile, lo deridono e lo spintonano, ridendo a crepapelle.

   D’impeto l’uomo vorrebbe intervenire, ma teme la reazione incontrollata di quei prepotenti.

   Si fa coraggio, si avvicina e chiede loro cosa stia mai succedendo.

   Uno dei tre, con fare arrogante, gli dice:

  -Non sono certo fatti che ti riguardano! Vattene via, vecchio barbone!- e rivolto ai suoi compagni continua:

  -Guardate com’è conciato, con quel cappotto e quel berretto da militare, gli scarponi da montagna e persino il tascapane in spalla! Deve forse partire per la guerra? Adesso lo facciamo partire noi!

  Così dicendo, gli si avvicinano minacciosi, ma Gaspare fa appello a tutta la sua calma, li blocca con uno sguardo e chiede il motivo di quel comportamento.

 Ma quelli, senza nessuna vergogna, gli rispondono sfacciatamente che si stanno semplicemente divertendo un po’.

   Gaspare, allora, prende per mano il ragazzo maltrattato,con un cenno della testa ne chiama altri, che nel frattempo, incuriositi, si sono avvicinati e insieme cominciano a deridere i tre ragazzacci.

   I tre restano prima indifferenti, poi sbalorditi,perché il gruppo è sempre più numeroso, infine, dispiaciuti e mortificati perché sono stati molto umiliati.

  -Come vi siete sentiti? Vi è piaciuto ricevere lo stesso trattamento che avete riservato al vostro compagno ?- chiede loro Gaspare.

   Il più arrogante dei tre, stavolta a testa bassa, gli risponde:

  -Non abbiamo provato mai tanta vergogna in tutta la nostra vita, ora abbiamo capito quanto faccia male offendere e maltrattare un compagno.

  Così dicendo, lancia uno sguardo d’intesa agli altri due e si avvicinano al compagno e gli dicono in coro: -S C U S A !

  Cinque semplici lettere per dire che sono sinceramente dispiaciuti e che mai più sarebbero stati così scorretti .

  Gaspare è contento di avere messo pace tra i ragazzi e fatto capire loro che bisogna rispettare gli altri, ma allo stesso tempo è malinconico ed amareggiato perché pensa che la scuola debba essere un luogo dove incontrarsi per imparare non solo a leggere e a scrivere, ma soprattutto a stare bene insieme, senza prevaricazioni.

  Così, con sentimenti contrastanti nel cuore, Gaspare si avvia mesto mesto, verso la sua baracca.

 

                                                                   Classi III - IV - V

              Sassinoro