Progetto lettura: il filo di Arianna

È arrivato l’inverno, in compagnia di freddo e neve.   

La mattina le strade, i tetti delle case, le piante, sono spesso luccicanti per la brina caduta durante la notte.

Per quell’uomo solo e senza una casa adeguatamente attrezzata, la vita è davvero difficile. Gaspare si accorge che il suo cappotto militare non è più sufficiente per proteggerlo dal freddo dell’inverno e, di buon mattino, va nel bosco a cercare della legna per accendere il fuoco nel camino.

Anche qui Gaspare nota le trasformazioni del paesaggio: gli alberi, ormai spogli, sembrano uomini con le braccia alzate; i sentieri, che lui conosce molto bene perché li ha percorsi tante volte, non sono più tappezzati dalle erbe della primavera e dell’estate né dalle foglie secche dell’autunno. Adesso si vedono solo sassi che, ricoperti dal ghiaccio e dalla brina, sembrano confetti, ma sono pericolosamente scivolosi.

Nel cielo cupo si vede solo qualche cornacchia in volo.

Il vagabondo avverte una sensazione di solitudine e di malinconia, raccoglie un po’ di legna e ne fa una fascina, che porta nella sua povera casa e sistema nel camino.

Poi Gaspare va in paese dal rivenditore delle bombole del gas perché lui, a volte, per guadagnare qualche spicciolo, consegna le bombole nelle case delle persone che abitano nel centro storico, in cambio di una piccola mancia.

Dovete sapere che Gaspare è così orgoglioso che, se per caso riceve un compenso più generoso del solito, restituisce quello che ritiene superfluo.

Trova qualche bombola da consegnare e comincia il suo giro, caricandone una per volta sulle spalle.

Camminando per le strade del paese, Gaspare nota i primi addobbi natalizi nelle vetrine dei negozi, sulle porte delle case, dietro i vetri delle finestre. Anche le persone sono indaffarate nei primi acquisti e le loro buste contengono già qualche panettone, qualche scatola di torrone, confezioni regalo, …

Il nostro amico pensa al Natale che presto verrà e considera che per lui, che non ha una famiglia, sarà un giorno qualsiasi come tutti gli altri; si sente “scartato e infelice”.

Con i pochi soldi guadagnati, Gaspare va a comprare un pezzo di pane e del formaggio. La negoziante, senza che lui se ne accorga, mette nella sua busta un po’ di salame, qualche frutto e dei torroncini.

Gaspare ritorna a casa, accende il fuoco nel camino e si prepara a mangiare il suo povero pasto: apre la busta, si accorge della generosità della negoziante e, sorpreso e commosso per il bel gesto, mangia una parte di quelle bontà, ripromettendosi di tornare a ringraziarla.

Poi, seduto accanto al camino e confortato dal tepore del fuoco, si addormenta e sogna…

… sogna di quando era bambino e in quella povera casa viveva con i suoi genitori. Rivede il suo papà che lo prendeva in braccio e lo faceva girare come una trottola, risente il profumo della scarolina in brodo che la sua mamma metteva a bollire nella caldaia di rame sul fuoco del camino, risente anche il rumore del mestolo che gira nella caldaia, … e si sveglia, perché si rende conto che il rumore proviene dalla porta: qualcuno sta bussando.

Apre l’uscio e trova la sua vicina Carmela che gli ha portato una ciotola colma di una zuppa bollente e saporita. Il poveretto mangia e ringrazia la sua vicina, nei suoi occhi si vede un velo di lacrime, vorrebbe stringerle la mano per ringraziarla, ma non osa con le sue mani poco pulite. Lei però, che è sempre stata gentile con Gaspare, lo previene e lo abbraccia come un fratello, non importa che sia pulito o no.

Gaspare, rimasto nuovamente solo, pensa che in fondo quella giornata, che sembrava così fredda e triste, è stata per lui ricca di emozioni e di bei gesti di solidarietà, in fondo non è proprio “scartato e infelice”.